White in the city – Milano Design Week 2017: un percorso in bianco a Milano alla ricerca di una nuova consapevolezza

Qualche giorno fa mi è stato presentato via mail un bellissimo progetto “White in the City”, che vedrà coinvolte alcune delle più prestigiose location di Milano in un percorso che vuole celebrare il bianco non come punto di partenza progettuale, ma come punto di arrivo per una scelta consapevole di questo colore.

Se mi venisse chiesto, di primo impatto, cosa mi viene in mente pensando al bianco, la prima considerazione è che non sia un vero e proprio colore (perché così mi è sempre stato presentato), in contrapposizione al nero diventa assenza di colore, ma in un certo senso è come se il nero li mangiasse tutti,i colori, mentre il bianco quasi li respinge, rendendoci una luminosità abbagliante.

Sempre andando a ruota libera e seguendo i miei pensieri, penso al bianco come ad una immensa possibilità di scelta, una immensa possibilità di tracciare le proprie linee…. di pensiero, di disegno, di progetto, di costruzione…. tutto è ancora da disegnare, tutto è ancora in divenire.

White in the City però mi dà uno spunto di riflessione differente: e se il bianco fosse una scelta progettuale? Se venisse scelto in quanto simbolo di benessere  e tranquillità? Lo spunto è quello di lasciare andare quello che è il retaggio storico legato al bianco, ma guardarlo in prospettiva e farne una scelta consapevole.

Sono andata a curiosare fra le varie definizioni di significato che vengono attribuite al bianco: simboleggia il principio della fase vitale, esprime speranza per il futuro, fiducia sia nelle persone che nel mondo in generale. E’ l’emblema della purezza, dei sentimenti nobili e il desiderio di cambiamento, di spiritualità.

Indica l’apertura a ogni possibilità, la congiunzione dell’uomo con l’universo. Simboleggia la nascita – rinascita, l’inizio di ogni ciclo vitale.

Chi ama questo colore rivela una spiccata tendenza al fatalismo, ma al contempo esprime creatività e immaginazione. Chi preferisce il Bianco ha il continuo desiderio di cambiamento e viene stimolato dalle novità che la vita gli presenta.

Se questo è il significato che racchiude questo non-colore porsi l’obiettivo di sceglierlo come traguardo finale mi sembra quasi possa trasformarsi in una ricerca consapevole di illuminazione, di benessere generale che possa coinvolgere tutti i sensi.

E’ indubbio che uno spazio di vita chiaro, se non completamente bianco, sia uno spazio che in un certo senso sembra quasi ci possa aiutare a respirare, uno spazio in cui ci sentiamo puliti e freschi, in cui tutto diventa possibile, ed è vero, la sensazione di benessere è molto intensa, purché anche questa scelta venga dotata di personalità.

In quello che è più strettamente il mio ambito di conoscenza professionale, il bianco è il colore forse più di tutti investito di un carico emozionale e simbolico notevole. Per la sposa il bianco è simbolo di purezza, è il suo arrivare illibata all’altare per donarsi all’amore puro, quello per la vita.

Negli ultimi vent’anni sicuramente al bianco puro, quello che personalmente definisco ottico, si è sostituito il bianco in tutte le sue “sfumature”, spingendosi fino all’avorio, forse proprio per sfuggire a quello che è il suo significato simbolico. In realtà è interessante sapere che l’abito da sposa bianco non è legato tradizionalmente al significato di questo colore. Nel medioevo le spose benestanti vestivano colori sgargianti e realizzati con materiali molto pregiati per poter rendere evidente la condizione sociale della propria famiglia. Fu intorno al 1840, con il matrimonio della regina Vittoria con Alberto di Sassonia che l’abito bianco divenne la tradizione per le spose. La regina difatti indossava un abito di questo colore con merletti, e questa scelta, da allora, divenne sinonimo di eleganza.

Oggi le giovani spose si sono avvicinate nuovamente al bianco ottico come scelta, un colore che le rende quasi eteree, sempre eleganti e che oggi, proprio in quanto scelta consapevole, torna ad essere investito di una forte personalità.

Chiudendo il cerchio alla fine di queste mie considerazioni personali sul bianco, torno a segnalarvi quello che per me è stato lo spunto di partenza, un percorso curato da Claudio Balestri, fondatore e presidente di “Oikos il colore del benessere” e Giulio Cappellini noto designer stimato in tutto il mondo,  alla scoperta delle interpretazioni del bianco come motore di trasformazione per il benessere dell’ambiente e del vivere quotidiano. Un percorso che vedrà coinvolti moltissimi talenti italiani ed internazionali in ambito di architettura, design, arte, imprenditoria, studi, ed anche cittadini alla ricerca di nuovi spunti personali e professionali, per un confronto fra le diverse visioni e le diverse culture con l’obiettivo di un coinvolgimento totale dei sensi per il visitatore.

www.whiteinthecity.com

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