Intervista a Maurizio Cattelan sul Corriere della Sera

Un paio di settimane fa, esattamente il 5 aprile, in un raro momento di tranquillità mentre bevevo un cappuccino al bar, mi sono ritrovata a leggere un intervista a Maurizio Cattelan che mi ha fatto riflettere e pensare a quanti di noi riescano veramente ad ascoltarsi ed a seguire il proprio istinto (posto soprattutto che ce lo si possa permettere).

In sostanza Cattelan parlava di un suo punto “di rottura” quello dove quello che fai, e che ti ha dato vita fino a quel momento, non riesce più a soddisfarti, diventa anzi un peso e ti toglie l’aria.

Durante lo svolgimento della mostra della sua carriera, nientepopodimeno che al Guggenheim di New York, ha deciso che quella sarebbe stata la sua ultima mostra e che sarebbe andato in pensione…. in realtà proprio in pensione non è andato. Da allora difatti si è dedicato a tempo pieno alla rivista di immagini fondata con l’amico fotografo Piepaolo Ferrari “Toiletpaper” ed è tornato a far parlare di sé anche nel mondo dell’arte con alcune sculture, diciamo provocatorie (vedi L.O.V.E. in Piazza Affari a Milano). Cito dall’intervista: “…ero arrivato a un punto in cui le cose avrebbero cominciato a ripetersi e lavorare non era più un piacere. E’ stata una pausa fisiologica. Poi non sai mai dove ti portano le cose. Se le fai con sincerità però, producono sempre benefici”

Perché vi riporto stralci di questa intervista? Perché trovo che ci voglia anche coraggio nel sapersi o volersi fermare. Perché spesso ho avuto la sensazione che scrittori scrivessero perché dovevano, che creativi creassero perché dovevano farlo, che scenografi si ripetessero sempre uguali. Io non so se avrei il coraggio di fermarmi dopo aver avuto la bravura, la capacità ed anche la fortuna di arrivare in alto, ma nella mia piccola vita, nel mio non essere nessuno, l’ho fatto. L’ho fatto in un momento in cui tutto sembrava andare bene, in cui sembrava che fossi riuscita a “prendere il filone giusto”… eppure qualcosa dentro di me mi diceva che non era quella la strada giusta, che non la stavo percorrendo come avrei voluto e che non sarei arrivata da nessuna parte e soprattutto non stavo bene, come dice Cattelan, mi mancava l’aria, proprio una sensazione fisica.

E’ sicuramente più difficile onorare se stessi e creare spaccature quando non si è conosciuti, non si è nessuno ma si decide comunque di ricominciare da capo, o comunque di aggiustare il tiro. La creatività è una crescita, è qualcosa che ci appartiene ma talvolta ci si può anche ritorcere contro; mi dispiace avere la sensazione di un limone spremuto dal quale non riesce ad uscire più nulla.

Torniamo alla banalissima frase comune dell’inseguire i propri sogni, ma forse in questo caso più che i sogni è la capacità ed il coraggio di sapersi e volersi ascoltare. Esiste sempre il rovescio della medaglia: il cambiamento allontana dalla sicurezza, ma allo stesso tempo ci pone di fronte ad un mondo nuovo di possibilità, tutto da re-inventare. Ed anche la sensazione del non avere davanti un mare di giorni tutti uguali da qui al resto della nostra vita, ma sapere che questa in fondo è ancora da scoprire, trovo sia una sensazione bellissima.

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